I dischi intervertebrali sono strutture normalmente presenti tra i corpi vertebrali per tutta la lunghezza della colonna. Il disco è formato da due componenti: una più morbida e interna, il nucleo polposo formato da acqua e proteoglicani ed una più rigida esterna, l’anulus fibroso formato da materiale fibrocartilagineo.

La funzione dei dischi intervertebrali è quella di fungere da ammortizzatori trasformando le forze longitudinali e trasversali a vettore maggiore in forze multidirezionali a vettore inferiore.
Per ernia del disco si intende lo spostamento di un disco, o di parte di esso dalla sua sede abituale verso il canale midollare.
“Condizio sine qua non” al verificarsi di un’ernia discale è che il disco sia stato soggetto a degenerazione perdendo quindi le sue caratteristiche di elasticità e deformabilità.
Classicamente si suddividono le ernie discali in due grossi sottogruppi: le estrusioni o Hansen I e le protrusioni o Hansen II.

Le estrusioni sono caratterizzate da degenerazione del nucleo polposo che viene progressivamente sostituito da cartilagine ialina e perde il suo contenuto idrico. La degenerazione è asintomatica fino al momento in cui il nucleo polposo estrude nel canale, di solito attraverso una fessura dell’anulus fibroso, comprimendo il midollo spinale.
Le protrusioni sono caratterizzate da degenerazione fibrosa dell’anulus; in questo caso tutto il disco si sposta dalla sua sede all’interno del canale midollare comprimendo il midollo.
Le estrusioni sono particolarmente frequenti in pazienti di piccola taglia e di alcune razze in particolare definite condrodistrofiche tra cui il bassotto, il pechinese, lo shitzu, il cocker spaniel.

La sintomatologia solitamente ha insorgenza acuta e coincide con il fatto che il materiale discale erniato all’interno del canale vertebrale stia danneggiando il midollo spinale.
Le estrusioni discali si possono classificare secondo una scala di gravità che prende in considerazione la sintomatologia e in particolare la presenza di dolore spontaneo o evocabile alla palpazione della colonna ed i deficit rilevabili a livello di funzioni motorie e sensoriali.
La gravità della sintomatologia clinica rilevata è da mettere in relazione con la quantità di materiale erniato (fattore statico) ma anche con la velocità con cui il materiale ha impattato contro il midollo spinale (fattore dinamico).
Si possono avere pazienti che hanno solo dolore, pazienti con dolore e paresi e atassia, cioè difetti di tipo motorio come debolezza e incoordinazione e pazienti paralizzati dove il deficit motorio e sensoriali siano molto gravi.

COME RICONOSCERE UN PROBLEMA DISCALE
Il problema del riconoscimento della patologia discale si pone soprattutto in tutte le situazioni caratterizzate da solo dolore o da dolore associato a lievi deficit sensoriali e motori.
A fronte di gravi deficit motorio e/o sensoriali, il problema prevalente sarà quello prognostico.

COSA FARE?
In tutte le situazioni in cui si rilevi algia spontanea o evocabile a carico della colonna o anche dell’addome (dolore riferito) con riluttanza al movimento è bene rivolgersi al proprio veterinario o eventualmente ad un pronto soccorso. A maggior ragione è d’obbligo sottoporre tempestivamente a valutazione medica tutti i pazienti che alla sintomatologia predetta associno gravi deficit motori e sensoriali ovvero difficoltà e/o impossibilità di mantenere la stazione sugli arti posteriori o sui quattro arti a seconda che il problema sia toracolombare o cervicale.

DIAGNOSI
Nei casi di ernia del disco toracolombare la diagnosi definitiva si ottiene tramite tecniche di diagnostica per immagini tradizionale e/o avanzata che permettono di escludere patologie a localizzazione e sintomatologia sovrapponibile ma, soprattutto, consentono di identificare la collocazione del materiale erniato e pianificare al meglio l’approccio chirurgico nei pazienti in cui non venga ritenuta sufficiente la terapia medica.
In tal senso possono essere utili le radiografie dirette in anestesia generale che permettono di escludere fratture lussazioni neoplasie ossee ed infezioni vertebrali ed hanno invece valore diagnostico le radiografie con mezzo di contrasto (mielografia), la Tomografia Computerizzata e la Risonanza Magnetica in ordine di crescente sensibilità.

Le patologie del disco intervertebrale

TRATTAMENTO
L’approccio terapeutico può essere di tipo medico o chirurgico. Il trattamento medico conservativo di solito può essere tentato in pazienti che abbiano solo dolore o lievi difetti di andatura. La terapia medica prevede il riposo assoluto in gabbia per un periodo di almeno 4 settimane, richiede attrezzature minime e presenta degli indubbi vantaggi economici.
Sono invece candidati alla terapia chirurgica i pazienti con deficit maggiore, che non abbiano risposto alla terapia medica o che presentino algia ricorrente.
L’obiettivo della terapia chirurgica per i pazienti con discopatia è quello di alleviare la sintomatologia algica e di trattare la compressione sul midollo in modo da risolvere la sintomatologia neurologica conseguente.
È attualmente indubbio il fatto che il grado di recupero sia migliore e più rapido dopo decompressione chirurgica che dopo terapia medica; quest’ultima infatti difficilmente conduce ad un ripresa di funzionalità completa ed espone maggiormente al rischio di recidive. Le tecniche chirurgiche richiedono alle spalle un’eccellente diagnostica per immagini per poter accedere al canale spinale nella sede che permetta di rimuovere tutto il materiale discale possibile condizione assolutamente necessaria per il buon esito dell’intervento; si ritiene infatti che una tecnica chirurgica che non consenta la rimozione del materiale discale erniato sia ad oggi assolutamente inadeguata… un po’ come “togliere il tetto ad una casa che si allaga”. La chirurgia permette la rimozione del materiale discale alleviando la compressione sul midollo, ma non può in alcun modo annullare i danni
conseguenti all’impatto. Ne deriva che la prognosi di questi pazienti in termini di ripresa funzionale è senz’altro da mettere in relazione con la rapidità dell’intervento diagnostico e terapeutico ma anche con la gravità della presentazione clinica iniziale.